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Ugo Zen

Biografia:

Non so, dice il titolo di un’opera fra le più emblematiche dell’imagerie surreale di Ugo Zen, quasi un manifesto, e invece lui sa benissimo. Sa servirti la pietanza, combinando sapori che presi separatamente, uno per uno, ci sembrerebbero facilmente inquadrabili, e che invece, associati secondo modalità particolari, ci svelano nuove frontiere del sapore, come se ognuno diventasse altro da sé stesso: cambi la scala dimensionale, cambi il punto di vista, immetti qualcosa che rompa l’associazione logica tra questo e quello, ed ecco emergere la sensazione del corto circuito mentale, l’ebbrezza dell’imprevisto, in un primo momento disorientante come una sbornia, ma poi fascinosa, intrigante nella sua promessa di poter rivelare una strada diversa, un’alternativa ai modi abituali di comprendere la ragione delle cose, di distinguere il vero e il falso, il possibile e l’impossibile, e chissà, forse anche il bene e il male.

Sa perfettamente, Zen, ciò che Magritte, suo maestro ideale, ci ha insegnato a chiare lettere con la sua arte, l’impossibilità di distinguere fra la realtà e la sua metabolizzazione mentale: la pipa non è una pipa, è una convenzione, un concetto a cui facciamo corrispondere una certa visualità, e possiamo benissimo giocare con queste convenzioni, scardinandole attraverso immagini, solo fino a un certo punto paradossali, che mettano in crisi la loro logicità, la loro arrogante pretesa di riflettere una certezza, una corretta interpretazione del mondo, quando invece si tratta di approssimazioni, visioni relative.

Davanti a un paradosso di Zen, come davanti a quelli di Magritte, non dobbiamo chiederci se è possibile, ma se è davvero impossibile. E perché non potrebbe esistere un piatto gigante, con delle mani abbronzate di grigio ai quattro cantoni, pronte a sminuzzare, con coltelli e forchette, il corpo di un uomo in posizione fetale? Oppure, vedendola diversamente, un piatto normale che contenga un corpo miniaturizzato?

Se è stato dipinto, e in un modo del tutto credibile, con magrittiana attendibilità, vuol dire che è pensabile, concepibile. E ciò che è concepibile, la scienza ce lo insegna, un domani potrebbe anche diventare realizzabile. Chi siamo, noi, per sancire l’impossibilità di qualcosa che solo oggi sarebbe irrealizzabile?

Vittorio Sgarbi

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